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A Milano apre Il Bar in via Mercato, con la drink list di Oscar Quagliarini

Il nuovo locale consolida la collaborazione tra il “bartender profumiere” e il gruppo Obicà Mozzarella Bar. È il terzo, dopo quelli con Rinascente Milano e Palermo (e in attesa di Cagliari). Nel frattempo Quagliarini progetta un bitter “bomba”

La collaborazione tra il gruppo Obicà e il bartender Oscar Quagliarini fa un ulteriore passo in avanti con l’apertura, già avviata nella formula soft ma con inaugurazione ufficiale fissata per stasera a Milano, de Il Bar in Via Mercato, nuovo cocktail bar in Brera. Si tratta del secondo locale di mixology aperto da Obicà a Milano dopo quello presente in Rinascente e l’investimento dimostra la volontà della famiglia Scudieri, che ha acquisito la catena di mozzarella bar presente nel mondo con 24 locali, di ampliare il progetto dedicato ai cocktail e al pairing con proposte di cucina internazionale.



L’ideazione di Grimorium

Il salto di qualità della collaborazione lo si può constatare leggendo in anteprima la carta dei cocktail realizzata per l’opening di Brera, in via Mercato 28, all’interno di quella che fu la location di Obicà prima dello spostamento in via Cusani (ex sede di Eccellenze Campane, altro progetto della famiglia Scudieri). Grimorium è il nome scelto da Quagliarini per la cocktail list, che si presenta come un piccolo manuale di stregoneria positiva o di magia bianca. “Intorno al sacro albero, le streghe nei secoli riunite. Per celebrare feste magiche e creare incantesimi. Comunioni di menti e poteri immortali”. Con questa frase si apre il libricino realizzato per l’inaugurazione. Ogni carta curata da Oscar, “bartender profumiere”, segue un preciso percorso non solo aromatico ma anche di significato. «Abbiamo iniziato con Emporium, per Rinascente, dove ogni drink era collegato a un piano del department store», racconta Quagliarini. Il passaggio successivo, inserendo come ingrediente i té de La Via del Té, è stata la carta T(h)ree of Life. Per poi arrivare a You, dove l’ispirazione era il concetto della testa frenologica.



Il cocktail Solstizio

«Oscar ha fatto uno studio approfondito sulle proprietà magiche delle piante, creando otto pozioni magiche racchiuse in questo Grimorium», precisa Paolo Gallizioli, group marketing and communication manager di Obicà. I nomi dei cocktail? Sinapsi (gin infuso alle noci, Campari aromatizzato al carciofo, bitter al gelsomino e mousse di vermouth rosso), Solstizio (whisky, liquore alla camomilla e scorza di limone), Girasogno (rum infuso al cacao e alla vaniglia, gocce di olio di girasole), Lacrima di cielo (gin infuso al butterfly pea flower, acqua tonica e lavanda), Profezia (Bulleit Rye whiskey infuso al cristallo di rocca e zenzero rosso, ginger beer, lime, timo), Onniscenza (assenzio, acqua sciroppata al cetriolo, bitter al cedro verde), Legame eterno (vermouth homemade infuso al quarzo e rosa), Eclissi (vodka, vermouth bianco, bitter al bergamotto, sfera fumée, sesamo nero). «Sto lavorando in sottrazione. Basta shaker, basta ego del barman! E stop all’eccesso di ingredienti. Il cliente non va messo in difficoltà, dev’essere in grado di riconoscere quel che sta bevendo e da cosa è composto. Il barman, con due movimenti, fa uscire un drink buono e semplice, dal grado alcolico molto basso. Questa è la mia direzione. Così c’è anche il gusto di berne più d’uno», commenta Quagliarini. Un concetto che aveva espresso anche in merito ai trend del 2023, riportato in questo articolo su Spirito Autoctono.



Il cocktail Sinapsi

Pronti per un nuovo bitter premium?

Nel frattempo, Quagliarini è al lavoro sul fronte degli spirits con nuove ricette. La più promettente, secondo le sue previsioni, è quella di un bitter premium – che il bartender indica tra i prodotti chiave del 2023 – e questa scelta la dice lunga sulla sua visione del prodotto, che deve essere innanzitutto vendibile. «Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione dell’offerta, un vero e proprio eccesso favorito dalla mancanza di barriere all’ingresso. Ma non basta inventarsi un buon prodotto per ottenere il successo. Servono idee, storytelling, un packaging con le ‘palle’, un nome, un’immagine e soprattutto tanti soldi da investire. E serve un prezzo corretto. I vermouth a 14 euro, un bar non te li compra perché poi i barman sono convinti che la gente non li apprezzi e non li riconosca, e allora non valgono la spesa. È roba da speakeasy, ma anche quelli hanno rotto», sentenzia Quagliarini che, riguardo alle numerose microproduzioni nate negli ultimi anni, dice: «Il fenomeno è destinato a rientrare perché non funziona più e non sta economicamente in piedi. A meno che non esca la bomba… E il mio bitter premium lo sarà, perché intercetta una richiesta di mercato e avrà una bottiglia e un packaging molto ma molto fighi».



In arrivo Cagliari

«Questo concept è molto interessante, perché è complementare a Obicà e si rivolge a un pubblico diverso», afferma Davide di Lorenzo, ceo del gruppo. Il quale preannuncia la quarta apertura del format Il Bar, dopo le due di Milano e quella di Palermo (sempre all’interno di Rinascente). Tra qualche mese sarà la volta di Cagliari. Quello di Brera però ha un valore particolare perché si tratta del primo locale su strada. «È una possibilità di espansione e questo concept ci è stato chiesto anche per l’estero, in particolare per Londra. Milano è un bel test per gli sviluppi de Il Bar in chiave internazionale»

 

Giornalista specializzato in economia della moda, del design e del food&beverage. Attualmente scrivo per Milano Finanza, Vogue Italia, Gambero Rosso, Gruppo Food, Corriere Vinicolo e altre testate italiane ed estere.

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