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Spirits trends 2023 #1 – Agave in ascesa, si gioca su homemade ed essenzialità

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Dal confronto con alcuni osservatori italiani – professionisti della filiera, produttori, distributori, comunicatori e bartender – emerge un segmento vivissimo e ancora in pieno slancio. Con gli spiriti autoctoni e craft trainati da un mondo bar in evoluzione. Ancora a rilento gli analcolici in Italia

Tanta agave, prioritariamente tequila, ma anche whisky (oltre lo Scotch) e ancora gin. Stando alle indicazioni dei professionisti del settore spirits, il 2023 sarà segnato da queste referenze, mentre la tendenza sarà sempre più verso una produzione di eccellenza, con un focus sull’artigianale di qualità fino al home-made. La parola-chiave per il 2023 sembra essere ‘qualità’, con una evoluzione del mantra ‘less is more’. Non sembra tirare invece in Italia, nonostante la moda mondiale, il no alcohol.

La prima parte della ricognizione di Spirito Autoctono tra i professionisti di settore, alla scoperta trend di consumo che caratterizzeranno questo nuovo anno.



Agave e whisky, oltre al gin

La bottigliera nel 2023 sembra parlare soprattutto messicano, senza rinunciare all’italianità. Considerando le categorie di spirits, infatti, gli osservatori mettono sul podio tequila, whisky e gin.
«Agave, soprattutto tequila», sentenzia Roberto Marton alias mister RobyMarton gin. «Sempre più agave», conferma Claudio Riva di Whisky Club Italia e patron della fiera Distillo, che prevede anche un ritorno in auge del whisky non Scotch (Irish whiskey e bourbon in prima linea).
Scommette sul «trend messicano» (con l’agave che sposa bene il vermouth italiano) anche Marco Bertoncini de Ilgin.it (e ora impegnato nel lancio di Mosaico Spirits), che conferma però l’allungamento dell’onda dei distillati base ginepro. «Il trend è in crescita e le proiezioni su scala globale prevedono un +10% annuo fino al 2026 – riferisce – questo con particolare attenzione a prodotti regionali e botaniche particolari. Va segnalato poi che, vista la grande difficoltà di approvvigionamento legata ai costi dei trasporti, i consumi saranno sempre più focalizzati su referenze locali, spesso regionali».
Conferma questa linea anche Giacomo Bombana di Velier SpA, per il quale «sicuramente anche nel 2023 il gin continuerà a generare i volumi maggiori, ma in Velier da anni portiamo avanti la crescita della consapevolezza sulla degustazione, in purezza e in miscelazione, dei grandi rum bianchi. Cresceranno quelli di qualità».



Uno scatto dal Gin Day 2022 di Milano

Per Francesco Pirineo, advocacy manager di Compagnia dei Caraibi, continuerà l’ascesa del gin, «ma vedo i distillati d’agave in rampa di lancio – dice – non tanto nei consumi ma nel trend da seguire». Un esempio è il sotol, che potrebbe trovare più spazio nelle cocktail list (il brand Nocheluna acquisito da Lenny Kravitz potrebbe dare la spinta).
Parla di gin anche Alessandro Marzadro, alla guida della distilleria di famiglia: «ha avuto una forte impennata negli ultimi anni e in Trentino molte distillerie lo stanno affiancando alle produzioni tradizionali». Non si smarca però dall’auspicare un ritorno alla storia e, da vicepresidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, osserva come «veniamo da due anni di crescita delle vendite della grappa trentina, in particolare per il consumo in casa. È un segmento importante, perché consumare in casa vuol dire anche consumare qualità. Non sarà facile continuare in questa crescita, ma l’ambizione è quella di consolidare quanto accaduto nell’ultimo biennio».
Considerando il contesto italiano, punta ancora su gin e bitter l’istrionico bartender/produttore Oscar Quagliarini. «Se la giocano bene anche gli amari – dice – ma io mi auguro anche un ritorno alla vodka premium, che però deve avere dietro un concetto forte di qualità e identità».



La Vodka premium italiana di Altamura Distilleries

Distillati craft e home-made (al bar)

Ragionare solo per categorie rischia però di portare a una sovrageneralizzazione. La tendenza è invece rivolta verso la nicchia di eccellenza, talvolta home-made.
«Onestamente credo che molti cocktail bar di qualità cerchino innanzitutto di prodursi i propri spirits e distillati. E sicuramente preferiscono avere meno bottigliera ma più ricercata», osserva Alessandro Zampieri de Il Mercante a Venezia.
In effetti «il craft è in forte ripresa dopo la batosta della pandemia – aggiunge Claudio Rivae ci saranno enormi investimenti nell’accoglienza, con la nascita di nuove strade del distillato in tutto il mondo e lo sviluppo di cocktail bar e ristoranti all’interno delle distillerie».
Pirineo mette l’accento sull’evoluzione minimalista: «sempre meno garnish invasive, chiarificazioni e colori pastello – premette – e il ghiaccio sarà parte integrante dell’esperienza visiva e non più solo un ingrediente».



Uno scatto della produzione di gin di Fermenthinks

«Less is more»

La parola-chiave per il mondo spirits nel 2023 è unanimemente legata al concetto di qualità.
«Resterà quella di sempre, ovvero qualità di prodotto» secondo Marzadro. E Marton sintetizza icastico: «bere meno, bere meglio».
In effetti «less is more continuerà ad essere il trend 2023 – assicura Bertoncinicon pochi ingredienti a filiera corta e una grande attenzione al territorio. Si spingerà sulle contaminazioni con birra e vino (distillando luppoli e vinacce anche per il gin) e si giocherà sul rapporto con la cucina». Punta sull’utilizzo di ingredienti più naturali possibile anche Quagliarini, che vede nella tendenza low alcohol l’altro mantra per quest’anno. Una categoria che vedono in forte evoluzione anche lato distributori.
«Il bisogno di qualità è in crescita costante – aggiunge Bombanatanto che negli anni in Velier abbiamo stabilito dei protocolli che stabiliscono un livello minimo di qualità e autenticità per i prodotti da noi distribuiti. E poi, anche se può sembrare retorico, anche la sostenibilità sarà un concetto chiave».
Per Compagnia dei Caraibi la parola-chiave sarà essenzialità, «che vuol dire rispettare tutto ciò che di essenziale serve alla realizzazione di un drink, senza strafare», chiosa Pirineo.



No alcohol? no party

Sembra invece non attecchire in Italia il prodotto no-alcohol. Se Quagliarini si smarca replicando che «i prodotti no-alcohol non servono a nulla», Marton e Bertoncini argomentano evidenziando come il mercato italiano non sembri pronto, prevalendo lo svago alcolico.
Nel mondo (soprattutto anglosassone) spopolano, ma nel Belpaese sembra fatichino a trovare una collocazione. «Per certi prodotti può servire da apripista – osserva Marzadroma per quanto riguarda la grappa e in generale i distillati, l’alcol è uno degli elementi caratterizzanti. È vero però che si va sempre più un consumo moderato e consapevole, crescendo di conseguenza la qualità di ciò che andiamo a consumare».
Più possibilista Giacomo Bombana. «Se ne parla da anni e sembra arrivato il momento – assicura – Sicuramente nei giovani si fa largo un diverso modo di intendere il divertimento, non necessariamente legato al consumo di alcol ma comunque attento alla piacevolezza sensoriale».



Feragaia, il primo whisky scozzese analcolico

I produttori ci credono e lo conferma il lancio di nuove referenze negli ultimi anni. «Il mocktail è sempre stato presente nelle drink list di tutti i bar del mondo – osserva PirineoSe ci sono nuovi prodotti a supporto di questa categoria può solo che far bene. Dal low alcool si muove verso il no alcool e di sicuro avranno sempre più spazio».
È un processo in evoluzione. «Il fenomeno americano del no & low alcohol – osserva Claudio Rivaè nato nel mondo artigianale ed è stato subito monopolizzato dalla grande industria, che sta facendo fatturati pazzeschi. La sensibilità sul consumo di alcol in Europa è in aumento (basti pensare al warning in etichetta che gli irlandesi vorrebbero mettere sul vino) e quando la grande industria deciderà di spingere anche da noi con i prodotti a bassa gradazione alcolica verremo invasi da centinaia di prodotti trendy».

Nella seconda parte di questa overview sui trend 2023, mixology in primo piano, anche per il traino di un consumo consapevole, a fronte di un universo bar che dovrà sempre più puntare ad un lusso “abbordabile”, confortevole eppure sofisticato nella apparente semplicità.

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