Home SPIRITO ESTERO La geografia del whisky giapponese nel rilancio di Mars

La geografia del whisky giapponese nel rilancio di Mars

92
0
Lo storico brand della Hombo Shuzo ha visto un rilancio dal 2011 e racconta, con le tre linee di blend e single malt, l’espressione multiforme di distillazioni e invecchiamenti nei tre siti dell’azienda

Kagoshima è una città costiera nel Giappone meridionale. È qui, all’ombra del vulcano Sakurajima affacciato su Kinko Bay, che nel 1872 Matsuzaemon Hombo fonda l’azienda che ancora oggi porta il suo nome (ne avevamo accennato qui). Per trent’anni si concentra sulla lavorazione del cotone e la produzione di colza, ma nel 1902 gioca la carta del shochu, il distillato tradizionale per antonomasia, prodotto in Giappone dal XVI secolo e ancora più consumato del sakè.



Il marchio Mars nasce in seno alla Hombo nel 1960 per iniziativa di Kiichiro Iwai, consulente per l’universo spirits. Utilizzando gli appunti del suo inviato in Scozia, Masataka Taketsuru, Iwai crea un whisky torbato in stile scotch prima nella distilleria a Yamanashi e poi a Kagoshima. Sono anni di grande fervore nel mondo dei whisky nipponici, con produzioni interessanti per volumi e qualità. Nel 1985 viene aperta una nuova distilleria Mars a Shinshu, ai piedi del monte Komagatake, ma la mossa risulta infelice. La riforma fiscale in Giappone finisce per penalizzare i piccoli distillatori nazionali e nel 1992 la Hombo decide di sospendere la produzione di whisky.

La rinascita di Hombo (e Mars) è storia recente. Grazie all’appeal crescente dei whisky nipponici, dopo il 2010 si rimettono in moto gli alambicchi a Shinshu. È del 2016 il varo della nuova fabbrica a Tsunuki, nei pressi della sede originaria, e di una terza base sull’isola di Yakushima.



Distillati dalle montagne al mare

È andando alle radici di una storia lunga 150 anni, fino alla nascita del whisky giapponese, che si scopre perché oggi Mars – con impianti di distillazione ai piedi delle montagne e affacciati sul mare – sia un marchio che punta sulla riscoperta dei passati splendori.

Oggi Mars, operando in due distillerie a Shinshu e Tsunuki e un sito dedicato all’invecchiamento a Yakushima, può produrre whisky in luoghi dai climi differenti e questo ha permesso diverse sperimentazioni negli anni.



Infatti Shinshu, a 800 metri di altitudine – la più alta nel paese – si trova in una zona dalle condizioni climatiche estreme, con temperature dai 33 gradi estivi ai -15 invernali. L’acqua proviene dalle sorgenti carsiche che attraversano la montagna da secoli. Anche Tsunuki utilizza l’acqua dei piccoli monti Choya e Kurata, ma opera nel sud del Giappone dove le estati sono molto calde e umide, mentre gli inverni sono freddi; gli alambicchi sono disegnati per diminuire il contatto dei vapori col rame e favorire uno spirito più pesante rispetto a quello di Shinshu. E a Tsunuki viene distillato anche orzo pesantemente torbato. A Yakushima il clima è invece caldo e tropicale, molto umido, con una evaporazione annua fino al 9% (contro il 4% di Shinsu e il 7% di Tsunuki).



Tra blend e single malt

La multiformità dei processi distillatori si evidenzia nella pluralità di espressioni che il whisky Mars – distribuito in Italia dello specialista Fine Spirits – offre agli appassionati di made in Japan.
Kasei e Cosmo sono i due blend.

Kasei (che significa Marte) è un whisky di orzo maltato e altri cereali; leggero e rotondo, leggermente affumicato, esprime un’identità molto giapponese.

Cosmo è invece composto dai malti della distilleria e da una parte di single malt scozzesi; delicato e insieme opulento, ha una buona persistenza e vede spiccare note floreali – anche per l’affinamento non prolungato – e caramellate. In bocca l’affumicato scivola su lievi sentori di tabacco.



I whisky della limited edition Komagatake sono invece single malt. Distillati alla Shinshu distillery, puntano a dimostrare l’impatto della localizzazione dell’invecchiamento, che infatti può avvenire in uno dei tre siti a disposizione di Mars a seconda dell’anno di rilascio.

Infine la linea Tsunuki è espressione dell’omonima distilleria e vede la luce nel 2020, con Tsunuki The First e poi con il torbato Tsunuki Peated. Quest’ultima è un’edizione limitata prodotta a partire da orzo scozzese torbato distillato tra il 2016 e il 2017 e invecchiato in botti ex-bourbon. La novità ora sul mercato è Tsunuki Edition 2022, uno dei primi imbottigliamenti con whisky prodotto dalla distilleria, invecchiato in barili ex-bourbon, che nel dram unisce dolcezze fruttate a sentori minerali e terrosi.