Quando il drink si fa territoriale: il Garda raccontato con i cocktail

di Eugenia Torelli
Eduardo Bortolotti del Panorama Lounge Bar dell'Hotel EALA, presenta la nuova carta cocktail dedicata al territorio del Garda

Punta Larici, Castello di Sirmione, Punta S. Virgilio, Monte Baldo. Non sono soltanto alcuni dei luoghi simbolo del Lago di Garda, ma anche i nomi di alcuni dei cocktail proposti dalla nuova carta del Panorama, il lounge bar dell’EALA, 5 stelle Lusso di Limone sul Garda.

L’idea nasce dalla filosofia stessa della struttura, che punta a offrire agli ospiti un’esperienza multisensoriale e di scoperta incentrata sul territorio circostante, sia attraverso la cucina che i servizi wellness. Così, il bar manager Eduardo Bortolotti ha proposto di includere anche la mixology con una serie di signature territoriali.



Il cocktail Punta Larici

Raccontare il territorio attraverso un momento di piacere

La carta è suddivisa in tre capitoli: Albedo, Cirintas e Rubedo – ispirati alle fasi alchemiche primarie - che si distinguono per stile e tenore alcolico, dai più moderati a quelli dal gusto più deciso e ciascuno ispirato a un paesaggio rappresentativo del Benaco. Dai distillati fino al garnish, ogni drink include almeno un ingrediente portante in grado di rappresentare il Garda, per condurre in un viaggio "alchemico" alla scoperta del territorio.

Neanche l’immagine è trascurata. Per la veste grafica della carta infatti, si è scelto di affidarsi a Giulia Bussei, artista locale dal tratto stilizzato ed essenziale, che ha creato le illustrazioni.
Fin qui potrebbe sembrare una semplice trovata per coccolare gli ospiti, ma in realtà il progetto ha dato risultati più ampi, creando connessioni con le aziende produttrici degli ingredienti e stimolando la curiosità della clientela. Una sorta di piccola campagna di promozione territoriale, che nel proprio piccolo ha portato visite alle aziende e nuovi clienti, senza esasperazioni e attraverso un momento di indulgenza, semplice ma curato bene.

Se la territorialità è un concetto già largamente esplorato dal mondo del vino, la mixology ne propone una propria versione che, anziché essere legata a un’appartenenza naturale, diventa più una questione di “scelta”, come spiega lo stesso Eduardo Bortolotti, intervistato per Spirito Autoctono.



Eduardo Bortolotti in azione

Eduardo, la territorialità è un concetto che il mondo del vino cavalca da anni. Perché è importante anche nei cocktail?
«Per il mondo del vino è un percorso naturale, perché tutto di quello che si ritrova nel bicchiere è la condensazione della terra, del vento, del clima e dei profumi che si trovano in un determinato luogo. Discorso a parte per un cocktail, dove la territorialità è una scelta. La volontà non è quella di esasperare un concetto, ma quella di giocare con gusti e sapori che sono caratteristici e tipici del nostro lago di Garda».

Al di là del momento di piacere, un cocktail può promuovere il territorio di riferimento?
«È successo che dopo aver provato i nostri cocktail e conosciuto i prodotti utilizzati, dei nostri ospiti siano andati in visita alle aziende nelle vicinanze come la Farmacia Foletto o Alpe del Garda. È una grande soddisfazione!»

Mettete molto impegno anche nella presentazione e nella carta. Il servizio è accompagnato da una spiegazione? Qual è la reazione della clientela?
«Incorporiamo nel momento del servizio una breve spiegazione degli ingredienti utilizzati nel cocktail. Non amo spiegazioni prolisse, che potrebbero stancare chi vuole godersi un aperitivo vista lago a fine giornata, ma siamo sempre a disposizione dei curiosi, che non mancano mai e con cui approfondiamo il lavoro che condensiamo nel cocktail».

La territorialità viene spinta anche con un pairing specifico? O nel garnish?
«Abbiamo il piacere di lavorare fianco a fianco con la cucina di Alfio Ghezzi, chef stellato con una fortissima vocazione ad esprimere il territorio. Il nostro aperitivo, ad esempio, è un formaggio locale marinato con erbe aromatiche e limone del Garda candito, accompagnato da una trota trentina affumicata con oliva taggiasca e miele sempre della zona. Cerchiamo sicuramente di giocare anche con le garnish: il cocktail San Virgilio, ad esempio, è finito direttamente al tavolo, con un’essenza di foglie di limone che prepariamo, infondendo le foglie dell’albero di limone incastonato sulla terrazza del nostro bar, per quattro mesi in alcool».

Ci racconta un aneddoto sulle reazioni dei clienti?
«Facciamo un cocktail chiamato “San Virgilio” con miele al pino mugo dell’Apicoltura del Garda, limoni del Garda, Amaro delle Sirene e tonica Tassoni. Una coppia di ospiti, dopo averlo provato in pairing con una selezione di formaggi, ha cenato per tutto il soggiorno con cocktail e formaggio».

Dove ha senso un cocktail territoriale? Si tratta di un prodotto adatto alle località turistiche o dovrebbe essere presente ovunque?
«Ha senso dovunque possiamo trovare un territorio variegato in grado di offrire prodotti rappresentativi e sapori tradizionali e comunque non deve essere mai una forzatura».

Cosa risponde a chi le chiede un grande classico fuori carta?
«È sempre un piacere miscelare un grande classico. Di tanto in tanto mi piace, quando un ospite è amante di un cocktail classico ad esempio il Negroni, e magari beve sempre quello, sera dopo sera, giocare a proporgli un signature come ad esempio 'Monte Baldo': Negroni Invecchiato, Camomilla salata, Limone del Garda e Lapsang Souchong. Delle volte, è amore al primo sorso».

 

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