Marco De Bartoli, il Passito di Pantelleria secondo tradizione

di Giovanna Romeo

Bukkuram, Padre della Vigna, è il passito naturale dolce prodotto solo nelle annate ritenute eccellenti e secondo la rigida tradizione. Un lavoro singolare in un particolare rapporto con la natura, nel contesto di un paesaggio plasmato dall’uomo

In Contrada Bukkuram Marco de Bartoli arrivò a fine anni ’70. Pioniere della viticoltura siciliana quando la Sicilia era nota per il vino sfuso e per una relativa qualità dei suoi prodotti (l’azienda agricola principale dove hanno dimora le sue radici è a Marsala), De Bartoli ha segnato a Pantelleria l’inizio di un nuovo percorso nel solco della pura tradizione pantesca.

Tutto è iniziato nel luogo che per gli arabi significava “Padre della Vigna”, Bukkuram, una delle quattordici contrade di Pantelleria e uno dei tanti paesaggi dominati dalla presenza dello Zibibbo, l’uva che ha reso famosa l’isola, una varietà di Moscato - Zebib significa uva passa - introdotta proprio durante il periodo arabo. Coltivato in una conca, una buca scavata ai piedi di ogni ceppo fondamentale per la protezione contro il vento e la raccolta dell’acqua, secondo la pratica agricola de “La Vite ad Alberello” dichiarata dall’ Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2014, rispecchia l’immagine pura di Pantelleria. Un’isola difficile, dove il duro lavoro ha plasmato il paesaggio addomesticando con forza la natura aspra, i forti venti e la siccità. La stessa purezza e autenticità che Marco De Bartoli decise di mettere in bottiglia, in un passito omaggio alle splendide terre da cui rimase folgorato, nel rispetto del territorio e della cultura isolana. Un patrimonio importante, oggi tutelato dal Ministero delle Politiche Agricole Agroalimentari e Forestali, il cui valore trascende l’attività produttiva, riferendosi anche alla sua funzione culturale.

Un’agricoltura singolare: sole, vento, mare, terra

L’agricoltura pantesca presenta delle vulnerabilità intrinseche dovute alle specificità climatiche e alla forte interdipendenza col sistema dei terrazzamenti. Difficoltà dalla quale si è sempre rilevata una bassa redditività con progressivo abbandono della superficie agricola e una crisi che sin dagli anni ’70 ancora persiste.

In un dammuso del ‘700, su cinque ettari a 200 metri sul mare con esposizione sud-ovest, De Bartoli fu pioniere nel 1984 di un prodotto che divenne orgoglio e merito del risveglio delle coscienze. Scuotere l’animo degli agricoltori panteschi, riportare l’isola a quello che sapevano fare bene. Passire le uve, concentrare gli zuccheri, creare da una materia prima perfetta secondo le tecniche tradizionali un Passito di Pantelleria, vino dolce naturale, lontano dall’omologazione. Il dialogo con i più esperti e gli anziani agricoltori panteschi, fu essenziale per carpirne i segreti e imparare come l’uva, appassita al sole, potesse diventare il “Nettare degli Dei”. È proprio qui nel 1984 che, con tanta umiltà e dedizione, dopo un lavoro attento, serio, faticoso, mette in bottiglia “Bukkuram”, il suo primo passito che celebra la contrada in cui nasce nonché la più vocata per la produzione.

Bukkuram “Padre della Vigna”, il fascino e i profumi di una ricetta antica

Pantelleria, terra di roccia e di vento inserita in un terroir, concetto inequivocabilmente francese a cui Marco De Bartoli ha creduto fortemente, per il quale ha sostenuto ogni differente scelta in vigna, determinando l’unicità e il carattere del suo vino.

Duemila e cinquecento ceppi per ettaro (in Sicilia sono cinquemila); quaranta quintali di resa per ettaro; la prima raccolta a metà agosto; l’appassimento al sole per circa un mese su stenditoi, gli “stinnitùri” in pantesco, quella parte del campo esposta a sud cinta da muri in pietra lavica e protetta dalla “disa”, pianta calda presente a Pantelleria e nel bacino del Mediterraneo; la magia dell’attesa. Tutto è da sempre fatto con rigore, secondo gli antichi costumi panteschi. Anche la seconda raccolta, quella dell’uva rimasta in pianta fino a settembre e che sarà successivamente fermentata con lieviti indigeni, è attesa in un rituale d’amore e formule di vento e di sole. L’uva appassita naturalmente, concentrata, zuccherina, ricca di aromi unici sarà aggiunta a più riprese al vino che verrà messo a macerare per circa tre mesi. Come tradizione vuole, sarà affinato per circa trentasei mesi in barrique di rovere francese esauste.

Il passito di Pantelleria Bukkuram “Padre della Vigna” ancora oggi è fatto come una volta, prodotto secondo la ricetta tradizionale e secondo una viticoltura da quarant’anni condotta in regime biologico – racconta Giuseppina De Bartoli, terzogenita di Marco De Bartoli e la nuova generazione di una famiglia storica siciliana -. Bukkuram “Padre della Vigna” è figlio di una terra che non si doma, un vino dolce elegante e concentrato ricco di profumi di agrumi canditi, miele, caramello e uva passa, dal palato avvolgente, armonico e persistente”.

Diverse sfumature di Zibibbo

Nella cantina in Contrada Bukkuram sono prodotte circa 30mila bottiglie tra cui Pietranera Zibibbo Terre Siciliane IGP, bianco secco dalle spiccate note minerali; Integer Zibibbo, integrale nel vitigno e nel territorio, fermentazione spontanea sulle bucce svolta in anfore di terracotta aperte, con lieviti indigeni e affinamento di almeno 10 mesi sulle fecce fini tenute in sospensione, nessuna dose di solforosa aggiunta, nessun trattamento o correzione, nessuna refrigerazione e filtrazione; Bukkuram “Sole d’Agosto” prima annata prodotta la 2011, breve passaggio in botte e affinamento in vasche d’acciaio, e Bukkuram “Padre della Vigna” 2014, 5.800 bottiglie, prima annata prodotta 1984.

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