Grappa Trentina, tra bianche e affinamenti per sedurre nuovi consumatori

di Eugenia Torelli

Da una parte l'operato dell'Istituto di tutela, dall'altra il lavoro dei produttori. Uno sguardo sul panorama della Grappa Trentina oggi.

Valorizzare la produzione tipica della grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino. È lo scopo con cui nasce l’Istituto Tutela Grappa del Trentino, che oggi mette insieme 26 soci di cui 20 distillatori, per preservare e tutelare una tradizione dalle radici ben salde. Dagli alambicchi del territorio esce il 10% della produzione nazionale di grappa, controllata e certificata con il marchio del Tridente.

Se da un lato si continua a sperimentare sulla via degli affinamenti per incrociare le richieste del mercato, dall’altro si porta avanti la produzione più tipica della grappa bianca, cercando di traghettare il prodotto verso i potenziali consumatori più giovani. La sfida che si prospetta apre la riflessione sulla mixology, ma anche sulle modalità di consumo.
Nel frattempo, l’Istituto di tutela stringe alleanze col vino per promuovere la Trentino Grappa anche attraverso il turismo.

Valore per il territorio

Una media annua di circa 10 mila ettanidri a partire dalla distillazione - sempre in media annua – di 16mila tonnellate di vinaccia. Questi i numeri su cui si attesta la produzione della Trentino Grappa. In termini di volumi, si parla di circa il 10% della produzione nazionale (4 milioni di bottiglie da 70 cl), mentre in termini di valore generato siamo intorno ai 25 milioni di euro per l’imbottigliato e 4 milioni di euro per quanto riguarda la materia prima.
Le tipologie principali di grappa prodotta sono tre: quella da uve aromatiche (40% del totale), quella destinata all’invecchiamento (circa il 35%) e quella da vinacce miste (circa il 25% della produzione).

Tra grappe bianche e invecchiate, mixology e sfida delle nuove generazioni

Mentre la grappa più comunemente e storicamente apprezzata sul territorio è la bianca, il mercato richiede soprattutto quella invecchiata in legno, caratterizzata da aromi più dolci e da un gusto più morbido, che la rendono più facilmente approcciabile da parte di un consumatore meno esperto. Una pratica che accosta la grappa alle caratteristiche di alcuni grandi distillati internazionali, come Whisky, Cognac e Brandy, ma che sul territorio è relativamente recente – in maniera strutturale, se ne parla più o meno da fine anni ’90, inizio anni 2000 - e ancora in larga parte da esplorare. Si fanno così strada affinamenti in barrique e botte grande, giocando magari con legni precedentemente utilizzati per l’affinamento di alcuni vini in particolare, come Porto, Madeira o anche altri distillati come il Whisky.
Altra variabile di cui il mercato non sembra ancora essere stanco è lo zucchero, che contribuisce ad ammorbidire il sorso e abituare il palato.

Se le morbidezze costituiscono in generale un grimaldello utile alla vendita, il tema che ultimamente più resta da decifrare è come rendere la grappa una bevanda 'contemporanea', in grado di attrarre anche un pubblico giovane. Seguendo la strada del gin, l’interrogativo più comune è quello domandarsi se anche la grappa non debba iniziare a strizzare l’occhio alla mixology. Per la verità, per carattere e tratti organolettici, il prodotto poco si presta a una miscelazione semplice e versatile e forse la via più indicata è quella di una comunicazione che allontani la grappa dallo stereotipo di 'grappino del nonno', facendo leva sull’evoluzione qualitativa, sul linguaggio e sull’educazione, perché se è vero che in Italia della grappa si sente parlare fin da bambini, è altrettanto vero che il consumatore medio ne sa realmente poco o nulla.

Un’alleanza storica col vino

La grappa e il vino insieme per la promozione. È storico l’accordo firmato a febbraio di quest’anno tra l’Istituto Tutela Grappa del Trentino e il Consorzio Vini del Trentino (oltre 90 soci). Una partnership nella gestione delle risorse umane ed economiche finalizzate a promozione e comunicazione di aziende e territorio. Secondo i presidenti dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, Bruno Pilzer e il presidente del Consorzio Vini del Trentino, Pietro Patton, l’iniziativa “rappresenta la conclusione di un percorso auspicato anche dall’Assessore provinciale all’Agricoltura, sempre più nell’ottica di completare la filiera produttiva dalla campagna alla vite al vino e alla grappa, tutto rigorosamente con un po’ di orgoglio Trentino”. La partnership, che ha già visto i due enti partecipare uniti all’ultima edizione del Vinitaly di Verona, si traduce sia in eventi di promozione itineranti che nell’impegno sul territorio, con uno sguardo particolare al turismo. Tra gli obiettivi infatti, c’è quello di sviluppare un consapevole 'spiriturismo', che combini la grappa al vino, mettendo in rete altre produzioni e attrazioni locali.

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