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Bere Italiano. Tommaso Cecca: “Camparino in Galleria, tra storie e luoghi da raccontare”

Era l’otto dicembre 2021 quando la The World’s 50 Best Bars presentava la sua classifica aggiornata e accoglieva molti nuovi locali italiani nella parte alta della classifica, siglando il ritorno definitivo della mixology e dell’accoglienza italiana di settore nell’olimpo dei grandi. Perché se è vero che gli italiani vincono nelle classifiche internazionali da anni, è altrettanto vero che lo facevano come emigrati.
Oggi, anzi dal dicembre scorso, non è più così. anche se le classifiche sono spesso soggette a opinioni e critiche è indubbio che quella data ha sancito la definitiva ascesa di un certo concetto di bere italiano, fatto di servizio minuzioso, ricette spesso classiche e soprattutto prodotti di altissima qualità, pensati e voluti fin da “piccoli”, spesso destinati a diventare delle grandi star. Un successo figlio di un lungo percorso e promotore, si spera, di una strada ancora più lunga davanti ai protagonisti di questa piccola grande rivoluzione.

È proprio a uno di loro, Tommaso Cecca de Il Camparino in Galleria (lo storico locale fondato nel 1915 in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano da Davide Campari, oggi 27esimo bar al mondo per The World 50 Best Bars al suo primo ingresso in classifica) che abbiamo chiesto un commento sullo stato dell’arte del settore.

Cosa significa oggi proporre un “bere italiano”?  

Bere Italiano significa rappresentare il luogo e la sua storia in tutte le sue forme e Camparino ne è la massima espressione, così dimostra la sua riconoscibilità sia a livello nazionale che internazionale. Infatti, oggi Camparino in Galleria è simbolo del bere bene e della mixology d’eccellenza non sono in Italia ma anche nel resto del mondo.

Come descriverebbe in poche parole cos’è oggi il Camparino in Galleria e quanto pesa la sua storia su un team contemporaneo e giovane?
“Camparino è la cattedrale dell’aperitivo. Un luogo ricco di storia, come testimoniano i dettagli del Bar di Passo – al piano terra – crocevia di passanti con un ampio dehors con affaccio sulla Galleria. Ancora oggi presenta il suo stile e patrimonio liberty distintivo grazie a un restauro conservativo volto a valorizzarne l’unicità e rendere maggiormente fruibili gli spazi. Ma sicuramente è anche capace di guardare al futuro con la Sala Spiritello, un luogo innovativo, unico, destinato alla mixology d’eccellenza. Il team è la chiave del successo, il nostro lo definisco eterogeneo ed inclusivo. Comprende storici bartender presenti al Bar di Passo da più di 20 anni e giovanissimi pronti ad emergere”.

Nella top 30 dei migliori bar del mondo. Siete, con tutta la squadra, una bandiera del Made in Italy di settore nel mondo. Cosa si prova?
“La sensazione di rappresentare il bar italiano dalle sue origini alla sua più moderna rappresentazione è per noi un grande orgoglio”

Promuovere il “bere in Italy” quanto è importante oggi?
“Per noi è di fondamentale importanza. Dopo aver consolidato in questi anni l’anima local del luogo ed aver ottenuto riconoscimenti formali, ora l’obiettivo è espandere il format e prevedere ulteriori attivazioni in giro per il mondo”.

Quale sarà il prodotto italiano del futuro?
“Sicuramente il prodotto del futuro è il Campari come dimostrano i dati più recenti, non a caso infatti, Drink International ha indicato il Negroni come il cocktail più amato al mondo nel 2021. E tutti sappiamo che l’ingrediente del Negroni è proprio il Campari. Il suo fascino e la sua unicità hanno conquistato i bartender e i clienti di tutto il mondo”.  

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura. Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato (per fortuna!) e cuoco mancato (ma c’è sempre tempo!). Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno!

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