Assodistil: ripresa horeca spinge i distillati ma la crisi frena i consumi

di Eugenia Torelli
Risalgono i consumi nel fuori casa (50% sul totale) e cresce l’export della grappa (+16%), ma la crisi energetica mette in difficoltà le aziende. Dal settore proposte su sostenibilità ed energie rinnovabili

Da una parte la ripresa post-covid delle vendite, guidata soprattutto dalla riapertura di ristoranti e hotel e la positiva performance della grappa nell’export, dall’altra la morsa delle tensioni internazionali e dei rincari di energia e materie prime. Sono contrastanti le dinamiche che interessano in questi mesi il settore degli spirits in Italia che, come altri settori, si trova ad affrontare anche un periodo di cambiamenti a livello politico, in vista delle elezioni previste per il prossimo 25 settembre.

Sfide e criticità per il settore sono state al centro, ieri, dell’Assemblea Annuale di AssoDistil, l’associazione che rappresenta oltre 60 distillerie industriali, pari al 95% della produzione nazionale di acquaviti e di alcol etilico prodotto da materie prime agricole. Tra i temi, anche le possibilità e prospettive di utilizzo dei biocarburanti per far fronte al crescente problema di approvvigionamento energetico.

Ai lavori hanno preso parte Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil, Simona Lamorte, Dipartimento ICQRF Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Anna Maria Di Ciolla e Anna Chiara Iovane dell’Ufficio PIUE VII settore vitivinicolo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Giovanni Perrella, Segreteria tecnica Dipartimento Energia Ministero della transizione ecologica, Roberto Galdi, direttore dell’Ufficio Controlli accise, energie e alcoli Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Emanuele Di Faustino senior project manager di Nomisma, Pierluigi Ascani, presidente Format Research Osservatorio congiunturale industria dei distillati. In video messaggio, Paolo De Castro, vicepresidente Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, e Filippo Gallinella, presidente Commissione Agricoltura Camera dei deputati.



Tra ripresa dell’horeca e calo del potere d’acquisto

È uno scenario a luci e ombre quello che caratterizza oggi il comparto spirits italiano, delineato dall’indagine Nomisma per AssoDistil. Lasciato alle spalle il periodo peggiore della pandemia, il settore si trova a fare i conti con la difficile congiuntura a livello internazionale, che tra caro delle materie prime, dell’energia e crescente inflazione, mette a rischio il potere d’acquisto degli italiani. Mentre il canale horeca torna a pesare per il 50% sul totale dei consumi di spirits in termini di volumi (riavvicinandosi al 54% del 2019), le previsioni di risparmio degli italiani non sono rosee. Secondo quanto rileva l’indagine di Nomisma, nei prossimi 6-12 mesi il 34% degli italiani è pronto a risparmiare sulle spese in bar e ristoranti per far fronte al caro vita. Una delle prime voci a finire nel mirino del risparmio, assieme a intrattenimento extradomestico e viaggi e vacanze (entrambi da ridimensionare per il 27% dei consumatori intervistati).
Fonte: elaborazioni Nomisma su dati NielsenIQ, Eurostat, Osservatorio Spirits Nomisma e dati Rapporto Coop 2022.



La corsa della grappa

Continua nel frattempo la crescita dell’export per la grappa tricolore, che tra gennaio e maggio di quest’anno registra una crescita del 16%, per controvalore di 23 milioni di euro. Numeri che confermano la crescita delle esportazioni già rilevata nel 2021, con un valore totale di 56 milioni di euro, il 19% in più rispetto al 2020, anno nero della pandemia. La Germania resta il principale mercato target, assorbendo il 60% delle esportazioni, che qui realizzano comunque una crescita dell’11% nei primi 5 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Al secondo posto - seppur a una considerevole distanza - la Svizzera, a cui è destinato il 13% delle esportazioni, seguita da Austria (5%), Stati Uniti (3% ma in forte crescita con un +36%) e Spagna, che a un 2% di market share contrappone la crescita più importante: +113% nei primi 5 mesi dell’anno.
Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Istat.



Photo credit: Istituto Tutela Grappa del Trentino

Energia, i rincari passano dalla bolletta al listino

Secondo i dati rilevati dall’istituto di ricerca Format Research, la metà delle imprese del settore lamenta un incremento dei prezzi e servizi di energia elettrica e gas di oltre il 40%, mentre l’aumento dei costi delle materie prime supera per un’impresa su quattro il 20%. Rincari che spingeranno le aziende ad agire di conseguenza: l’86% dei distillatori hanno rivisto o prevedono di rivedere al rialzo i propri listini, mentre l’80% ha valutato o sta valutando di rivolgersi a nuovi fornitori.

«Stiamo affrontando una crisi energetica senza eguali – ha ricordato in un video messaggio Filippo Gallinella, presidente Commissione Agricoltura Camera dei deputati - L’intervento del governo che vorremo portare avanti è quello di alleviare i costi produttivi delle imprese prendendo risorse dalla crescita economica e non alimentando il debito pubblico. Finché potrò lavorerò per portare la vostra voce alle istituzioni, ma anche per disegnare un modello futuro di Paese che vede la circolarità e la valorizzazione dei sottoprodotti nella produzione di energia per aiutare la transizione ecologica di questo Paese».

«Il settore distillatorio si è contraddistinto in questi anni per lungimiranza e strategia. Due caratteristiche che lo hanno portato ad essere un comparto solido e competitivo in un mercato globale. Per riuscire a superare questa crisi economica ed energetica però non bastano le idee, servono fatti. Auspichiamo che il nuovo Governo che si insedierà nelle prossime settimane non adotti meccanismi di ulteriore inasprimento dell’imposizione fiscale sugli spirits, onde evitare un altro colpo al settore già in forte difficoltà per la congiuntura economica» – ha rimarcato Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil.



Bioetanolo contro la crisi energetica

Tra le iniziative portate avanti dall’Assodistil nel corso dell’anno, quella relativa alla diffusione del bioetanolo in Italia. Il recepimento della direttiva sulle fonti rinnovabili REDII – che prevede che i fornitori di benzina, diesel e metano conseguano entro il 2030 una quota pari al 16% di fonti rinnovabili sul totale di carburanti immessi a consumo – ha rappresentato una tappa importante per lo sviluppo dei biocarburanti e in particolar modo per il bioetanolo avanzato. Si tratta, nello specifico, di un biocarburante rinnovabile al 100%, che consente di ridurre le emissioni di almeno il 75% rispetto ai carburanti fossili. Secondo le stime dell’associazione la produzione potenziale del bioetanolo necessario in Italia entro il 2030 potrebbe generare 46.000 nuovi posti di lavoro tra industria e filiera agricola italiana, attraverso la realizzazione di almeno 15 nuovi impianti.



Photo credit: Istituto Tutela Grappa del Trentino

Il lato circolare della distillazione

Tra le iniziative tese a produrre energia rinnovabile, ci sono anche quelle che riguardano l’impiego di residui e scarti di produzione e la sostenibilità rappresenta un valore aggiunto sempre più centrale. Secondo Format Research, il 73% delle imprese distillatorie ritiene importante essere percepito come sostenibile e molte aziende del settore hanno investito negli anni in impianti di produzione e biogas. A partire dalla filiera vitivinicola, le distillerie ritirano ogni anno circa 700mila tonnellate di vinacce e oltre 200mila tonnellate di fecce - sottoprodotti della produzione vitivinicola -, valorizzandoli e sgravando i produttori di vino da oneri di smaltimento altrimenti molto pesanti, evitando allo stesso tempo le emissioni di circa 500mila tonnellate di CO2 all’anno. La valorizzazione dei residui di lavorazione, che vengono infine convertiti in biogas, crea circolarità nel processo di distillazione, generando prodotti a valore aggiunto ed energia verde. Alla fine del processo inoltre, le materie prime agricole possono ritornare in campo sotto forma di ammendanti, compost e fertilizzanti

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