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Gin in private label su scala globale, la scommessa di Mosaico Spirits

Dopo la fase di start-up, l’azienda entra nella seconda fase del progetto e lancia una campagna di equity crowdfunding per industrializzare la “macchina del gin”. Intervista al CEO Marco Bertoncini che traccia i contorni del modello di business

Dopo la prima (e riuscita) fase di start-up, Mosaico Spirits rilancia e punta su una campagna di crowdfunding che si prefigge un target di raccolta di 1 milione di euro.
L’azienda (con base a Milano e cuore a Bologna) specializzata nella creazione e distribuzione di gin entra nella seconda fase di sviluppo con la campagna equity based, proposta per consentire uno sviluppo del progetto partito offrendo a privati e operatori l’opportunità di realizzare singole bottiglie o piccole produzioni limitate, per accogliere poi le prime commesse per linee di prodotto personalizzate e brandizzate.
Questo ha consentito a Mosaico Spirits di realizzare numeri significativi già nella prima fase, con 500 progetti creati e oltre 100mila bottiglie vendute, per un fatturato complessivo superiore a 1,6 milioni di euro. Numeri che hanno permesso di entrare con decisione nella seconda fase di sviluppo, caratterizzata da un ulteriore step-up tecnologico e di modello di business e sostenuta dal crowdfunding.

In un contesto di mercato che mostra una crescita esponenziale del private label, Mosaico Spirits si prefigge di «ridisegnare il modello di produzione e di distribuzione del gin», con un’offerta rivolta a brand emergenti, bar manager e imprenditori interessati a lanciare il proprio marchio o a rivedere le proprie strategie di produzione e distribuzione.
Infatti, grazie ad un brevetto depositato, un algoritmo di miscelazione e un software di produzione proprietario, il giovane player è in grado di affiancare il cliente nell’intero processo, supportandolo nel definire la propria ricetta e ideare il proprio brand e le eventuali linee di prodotto fino al lancio sul mercato, oltre a poter realizzare in tempi estremamente contenuti progetti speciali o piccole produzioni in diversi formati. Tutto questo replicando integralmente lo stesso brand di gin in qualsiasi paese, abbattendo costi, tempi di produzione e ostacoli all’internazionalizzazione e abbattendo drasticamente gli investimenti per l’export attraverso un sistema produttivo che riduce in maniera significativa la carbon footprint derivante dal trasporto del prodotto finito.
«L’attività di crowdfunding – evidenzia il ceo di Mosaico Spirits Marco Bertoncinici consentirà di creare l’azienda zero, la prima sede come modello da replicare nel resto del mondo con la stessa tecnologia e le stesse procedure. Successivamente potremo stilare i manuali delle procedure per rendere scalabile la produzione, anche attraverso l’industrializzazione del prototipo della “macchina del gin”». E anticipa a Spirito Autoctono le prossime tappe del progetto di sviluppo.



Marco, da dove nasce il progetto Mosaico?

«Mosaico Spirits nasce nel 2019, ma è sempre stata presente nell’ecosistema digitale con il brand ilTuoGin.it, partendo dal servizio retail B2C, ovvero un sito da cui un utente può creare in modo semplice e autonomo la propria bottiglia di gin. Oggi siamo la prima azienda di spirits al mondo che supporta il cliente nello sviluppo di una linea personalizzata di gin di qualità, senza limiti di quantità e replicabile ovunque. Dal 2019 a oggi abbiamo prodotto 150mila bottiglie di gin e aiutato decine di progetti a nascere e crescere».

Quando avete capito quale segmento di mercato potesse esser più fruttifero?

«Nelle consulenze che abbiamo fatto negli anni a distillerie e produttori, ci siamo resi conto che c’era un numero sorprendentemente alto di richieste per piccoli lotti che venivano respinte. Parliamo di richieste per 300, 100 e fino a 50 bottiglie che i produttori non potevano soddisfare in tempi brevi o che non erano convenienti rispetto ai loro modelli produttivi. Questo ci ha convinti che ci fosse una ampia domanda di mercato a cui non corrispondeva un’offerta commerciale adeguata e anche da questo abbiamo cominciato a lavorare sul progetto Mosaico Spirits».

Qual è il target principale di Mosaico?

«Chiunque voglia creare un brand di gin e lanciare il proprio business in questo mercato, ma anche chi già produce con metodi tradizionali e vuole ripensare al suo modello produttivo e di business. Oppure chi ha un sogno nel cassetto da anni e non sa da dove iniziare. O infine chi – azienda o privato – voglia rendere unico un evento. Mosaico è un “one stop shop” in grado di seguire il cliente dall’ideazione alla prototipazione, fino al lancio sul mercato, in modo flessibile e veloce, partendo da piccoli lotti o anche da molto grandi».

Perché il crowdfunding?

«Abbiamo scelto di lanciare una campagna di equity crowdfunding perché vogliamo accelerare una serie di processi evolutivi già in atto, che ci permetteranno di internazionalizzare il brand. Vogliamo investire ulteriormente in ricerca e sviluppo, marketing e comunicazione, creare una rete vendita B2B e lanciare il primo sito produttivo all’estero. Abbiamo deciso di farlo ora perché possiamo contare su un’audience di oltre un milione di utenti che ci seguono sulle piattaforme del nostro network: IlTuoGin.it, IlGin.it e Ginshop.it. È un prodotto di largo consumo e apprezzato da un pubblico in continua crescita, vogliamo che tutti possano partecipare a questa rivoluzione».



Con quali obiettivi?

«L’obiettivo di raccolta oscilla tra un minimo di 200mila e un massimo di 950mila euro. Tramite la piattaforma Opstart, che gestisce la raccolta fondi, è possibile partecipare anche con gettoni da 250 euro e 10mila euro».

Il vostro è un progetto unico in Italia? Nel mondo?

«La vision, le strategie e la tecnologia utilizzata – proprietaria e brevettata – fanno di Mosaico Spirits un’azienda unica al mondo. Lo siamo anche perché vogliamo rivoluzionare un settore che al momento è rimasto ancorato a processi produttivi tradizionali e che non ha colto appieno la portata dell’innovazione tecnologica nel campo della produzione e distribuzione del prodotto».

Quali sono i vostri competitor?

«Il settore degli spirits è diventato complesso e dinamico, con numerosi player e un’offerta ampia ed eterogenea. Esistono sicuramente diversi progetti validi per alcuni dei servizi che Mosaico offre, tra i quali la realizzazione di spirits on demand. Più difficile fare un’analisi se si considerano invece complessivamente le competenze, la tecnologia e i servizi che Mosaico offre».

Qual ritenete sia il vostro punto di forza?

«La nostra filosofia è basata sui concetti chiave di tecnologia, ripetibilità, scalabilità e flessibilità: Abbiamo sviluppato una “macchina del gin” – un prototipo testato al CNR di Bologna – che utilizza un algoritmo di produzione in grado di creare oltre 200 ricette equilibrate al giorno. La tecnologia di dosaggio di questo strumento è in grado di erogare gli ingredienti con una precisione di 30 microlitri e di registrare la ricetta in un software di produzione. Lo strumento sfrutta una classificazione empirica di centinaia di ingredienti, in base al profilo e all’intensità aromatica e può lavorare in autonomia o interagire con le scelte dell’operatore. Con questi strumenti creiamo il Dna della singola bottiglia che potremo replicare precisamente per qualsiasi quantità. Il software di produzione permette di inviare le istruzioni alla macchina del gin per ricreare la stessa ricetta, per qualsiasi quantità, ovunque nel mondo».

Quali sono i tempi del vostro progetto di sviluppo?

«La nostra milestone operativa di breve termine ha un orizzonte temporale di 12-18 mesi e prevede di raggiungere diversi obiettivi, dall’industrializzazione della “macchina del gin” all’acquisizione di un nuovo sito produttivo, per arrivare alla creazione di una rete di vendita».

Lo sviluppo di gin (e spirits) in private label è in espansione?

«Si, il mercato del gin in realtà è in espansione ormai da anni e ad oggi si prevede che possa toccare i 18 miliardi di dollari entro il 2027 con tassi di crescita annuale del 9%».



 

Dopo qualche divagazione tra Nietzsche e Wittgenstein, è tornato a Epicuro. E così scrive di vino, sapori e spirits, di viaggi, di teatro e danza. Veneziano, fa base a Praga. Ama il whisky scozzese e le Dolomiti.

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