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Anno nuovo, spirito nuovo

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Un bilancio sul 2022 e le prospettive per il 2023 da parte delle principali associazioni italiane del settore. Tra tante incognite, emerge la consapevolezza della potenza del made in Italy e del suo appeal a livello internazionale

Non è stato un anno facile, quello che si è da poco concluso, nel comparto degli spirits. I risultati del fuori casa, che ha finalmente riacquistato la propria regolarità (dopo le emergenze e le chiusure impreviste legate al Covid), sembrano aver rilanciato i consumi in tutti i locali italiani. Sono però emerse nuove difficoltà, in particolare quelle legate ai costi di gestione e all’aumento generale dei prezzi. Di conseguenza, se nel 2022 la principale preoccupazione degli operatori era ancora legata alla pandemia, quella del nuovo anno si chiama inflazione: come risponderà il consumatore ai rincari in atto? Questa è la grande incognita con cui si è aperto il nuovo anno.

Per capire lo stato d’animo e le attese nel comparto degli alcolici, abbiamo interpellato cinque realtà tra associazioni, consorzi e istituti di tutela, sottoponendo ai loro vertici tre domande. La prima: qual è il sentiment alla chiusura del 2022? La seconda: quali sono le attese per il 2023? La terza: quali sono le iniziative in cantiere per quest’anno? Dalle risposte emergono incertezza da un lato e fiducia dall’altro. Non sarà una passeggiata, ma il settore può contare sulla qualità dei prodotti e sull’appeal crescente del made in Italy a livello internazionale. In ogni caso: anno nuovo, spirito nuovo.



Micaela Pallini, presidente Federvini

Qual è il sentiment alla chiusura 2022?

«La chiusura del 2022, nonostante le diverse sfide affrontate, conferma un anno positivo con un nuovo record per l’export agroalimentare italiano che stimiamo abbia superato i 59 miliardi registrati del 2021. Il comparto degli spirits registra numeri importanti con un valore export nei primi nove mesi 2022 pari a circa 1,2 miliardi di euro, mantenendo salda la leadership nel mercato statunitense con una variazione del +36%».

Quali sono le attese per il 2023?

«Per il settore spirits, che negli ultimi 3 anni ha dovuto affrontare numerose complessità, il 2023 sarà un anno altrettanto difficile. I dati dell’osservatorio Federvini mostrano chiaramente un rallentamento legato al contesto economico internazionale nel quale si evidenzia un inflazione particolarmente elevata. Sicuramente occorre pianificare una strategia incentrata sulla diversificazione dei mercati di destinazione».

Quali le iniziative in cantiere per quest’anno?

«Il 2023 sarà un anno ricco di attività per la Federvini: dalla battaglia sul tema alcol e salute a una maggior tutela del made in Italy e alla sburocratizzazione normativa. Inoltre, nel corso dell’anno aggiorneremo i dati del nostro osservatorio e continueremo a implementare le iniziative sul consumo responsabile attraverso un presidio attivo nelle differenti sedi istituzionali».



Sandro Cobror, direttore AssoDistil

Qual è il sentiment alla chiusura 2022?

«Il 2022 è stato un anno molto difficile, a causa delle ripercussioni economiche del conflitto in Ucraina che ha comportato pesanti aumenti dei costi. Ha visto anche la ripresa dei consumi fuori casa, con conseguente diminuzione delle vendite on-line e retail e relativo aumento dei canali di vendita cash&carry. La Grappa nel 2022 ha registrato livelli di apprezzamento interessanti con netta preferenza verso prodotti di qualità degustati nel dopo-pasto».

Quali sono le attese per il 2023?

«Nei prossimi mesi gli italiani adotteranno strategie di risparmio per recuperare gli effetti dell’inflazione e della riduzione del potere d’acquisto, con meno ricorso al “fuori casa”. In generale, i driver dei consumi saranno, tra gli altri, le offerte ma anche il km zero e la sostenibilità che risultano sempre più fattori che influenzano la scelta dei consumatori. In questo scenario, le nostre IG come Grappa e Brandy italiano potranno beneficiare di fattori trainanti nelle scelte di consumo».

Quali le iniziative in cantiere per quest’anno?

«Nel 2023 partirà nel mercato cinese un nuovo progetto di promozione del Brandy fatto in Italia del valore di oltre 3 milioni di euro. Come AssoDistil promuoviamo il secondo Report di sostenibilità del settore distillatorio dopo quello redatto nel 2020. La nuova iniziativa riguarda la costituzione del Consorzio Nazionale della Grappa – già esistente, ma ancora in fase di costituzione, ndr –, strumento indispensabile per garantire la giusta promozione e tutela della nostra acquavite di bandiera, la Grappa IG. In definitiva, tutte iniziative che guardano al futuro nella certezza che la qualità delle acquaviti italiane potranno trovare presto la meritata valorizzazione sui mercati nazionali ed esteri».



Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio Nazionale Grappa

Qual è il sentiment alla chiusura 2022?

«Nel 2022 le grappe hanno tenuto nella gdo e hanno mostrato un’importante crescita nell’Horeca e nei canali che lo servono come ingrosso e C+C, dettata da un anno precedente ancora impattato dalla pandemia Covid nel primo trimestre. L’export di Grappa continua la sua crescita specialmente negli Stati Uniti, grazie anche al progetto di promozione Hello Grappa promosso da AssoDistil in collaborazione con le aziende del settore».

Quali sono le attese per il 2023?

«L’attuale trend di crescita dei consumi fuori casa potrebbe essere frenato dall’inflazione e dal conseguente calo del potere di acquisto dei consumatori, che, come conseguenza, tenderebbero a ridurre le spese relative a bar, ristoranti e vacanze. Nell’off trade e nell’online l’attuale sofferenza del mondo beverage potrebbe prolungarsi per assestarsi su valori meno distanti dalla situazione pre-Covid».

Quali le iniziative in cantiere per quest’anno?

«A livello di innovazione, continuerà la voglia di sperimentare la Grappa in mixology per sdoganarla dalle abituali modalità di consumo ed avvicinarsi sempre più a un pubblico giovane che spesso non conosce il mondo dei distillati. Continueranno inoltre le attività di promozione della Ig Grappa sia in Italia che all’estero, grazie anche alla stretta collaborazione con AssoDistil per diffondere e promuovere la conoscenza del distillato bandiera dell’eccellenza italiana».



Roberto Bava, presidente Consorzio Vermouth di Torino

Qual è il sentiment alla chiusura 2022?

«Ci siamo lasciati alle spalle la triste parentesi del Covid ed è tornato il dinamismo tipico che contraddistingue il nostro mondo. Se guardiamo al passato in modo positivo, possiamo dire che la pandemia ha determinato un aumento strutturale delle vendite nel canale domestico, perché molti consumatori si sono cimentati con la mixology e sono diventati barman a casa propria. Il sentiment è positivo e continuiamo a costruire la bellezza del Vermouth di Torino».

Quali sono le attese per il 2023?

«Pesano la mancanza di certezze e la paura dell’inflazione. D’altro lato, le nostre attese sono di una continuazione della crescita dei nostri prodotti e non soltanto in termini di volume, ma anche di percezione della marca e di conoscenza del prodotto. Vedo sempre più giovani avvicinarsi al Vermouth e non solo tramite la mixology ma anche chiedendolo in purezza. A fronte di tanti fattori esogeni che impongono cautela, la tendenza è davvero positiva».

Quali le iniziative in cantiere per quest’anno?

«Di tutto e di più! Il consorzio continua la sua galoppata nella promozione del Vermouth di Torino, presenziando ai più importanti eventi nazionali e internazionali. In parallelo, ci siamo presi la responsabilità di difendere l’indicazione geografica protetta dalle imitazioni che abbondano ovunque. La difesa del made in Italy è per noi una mission».



Bruno Pilzer, presidente Istituto Tutela Grappa del Trentino

Qual è il sentiment alla chiusura 2022?

«Un anno difficile ma anche buono, con ottime risposte sia in termini di vendite che di qualità. In effetti ci sono state delle belle sorprese qualitative da parte delle ottime bucce trentine, con i produttori sempre di più alla ricerca di un’esperienza gustativa fatta di sapori e tradizione. Questo è il risultato della tenacia dei produttori e della ricerca e tutela del nostro Istituto».

Quali sono le attese per il 2023?

«La prudenza è d’obbligo. Il momento è positivo, ma chi è in distilleria difficilmente si fa prendere dall’ entusiasmo e dall’ebollizione… Di solito la controlla! Quindi si parte bene e speriamo che si continui così. Il 2023 si prospetta come un anno di assestamento per consolidare le crescite dei precedenti e questo, per le nostre aziende, significa poter continuare nel processo di miglioramento in atto».

Quali le iniziative in cantiere per quest’anno?

«Tante, forse troppe. La prima sarà comunicare bene il lavoro che stanno facendo i distillatori trentini, la loro continua ricerca di qualità, e proprio per questo torniamo a scuola per imparare, discutere e cambiare ancora in meglio. E poi realizzeremo un grande sogno rimasto nel cassetto da troppi anni: un viaggio studio. Dove? Sarà una sorpresa…»

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