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Roma Bar Show tra aspettative e successo di pubblico

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La manifestazione romana fa il pieno di visitatori e appuntamenti, ma con qualche neo su contenuti e promozione del prodotto nazionale

Si è conclusa da qualche giorno la seconda edizione del Roma Bar Show, edizione che possiamo definire senza dubbio un successo in termini di percezione della popolarità e di pubblico, accorso numeroso alla chiamata. Nella due giorni capitolina del Palazzo dei Congressi dell’Eur, abbiamo visto sfilare oltre dodicimila persone in una manifestazione che è diventata rapidamente un perno centrale e atteso per tutto il settore, anche se è complesso definire i confini di una kermesse con un pubblico così variegato nelle proprie specificità.

Un settore che, diciamocelo, non aspettava altro da un paio di anni. Era palpabile tra i corridoi e gli stand quella gioiosa voglia di rivedersi, di tornare a parlare (e bere) di persona, di vivere momenti aggreganti davanti a un buon cocktail o una buona bottiglia. Stand che hanno accolto masterclass sempre piene, incontri, veri e propri show in una gara continua a voler stupire il pubblico e gli addetti ai lavori con prodotti e vere star dietro il bancone.

In fin dei conti è di questo che si tratta, no? Uno show. Lo dice già il nome della manifestazione: Roma Bar Show e da questo punto di vista non è mancato assolutamente nulla. Una menzione d’onore va data a tutta la programmazione dei tanti cocktail bar di livello della capitale, che sia nei giorni precedenti che successivi sono stati coinvolti da una serie di appuntamenti e di presentazioni con tutto il pantheon della mixology italiana e internazionale. Uno sforzo non richiesto generalmente a una manifestazione ma che è diventato uno dei punti forti dell’evento.

Ma che cos’è stato esattamente il RBS? Probabilmente l’evento che tutti ci aspettavamo, un modo festoso, divertente e divertito di mettere in mostra quanto tutto il settore della mixology italiana sia cresciuto e maturo. In due giorni abbiamo visto numerosi bartender sfidarsi a singolar tenzone tramite il miglior cocktail. Portati lì dalle varie aziende e distributori per accendere una serie di riflettori su questo o quel prodotto. Ecco forse (la prima critica) è che nel giocare troppo con lo show ci si è persi lungo la strada il focus centrale. Ogni lato e angolo del Palazzo dei congressi era ben allestito da impressionanti stand di qualche azienda che, con grande sforzo (anche economico) cercava di farsi notare più degli altri. Nulla di male in questo. Anzi, molto bene, ma è stato come vedere un bellissimo circo, ben allestito, ma che tralascia di raccontare chi sono i suoi domatori e prestigiatori e molto spesso anche qual è il suo pubblico.

Probabilmente una delle cose di cui più ha sofferto la manifestazione è stata la mancanza del racconto. Tutto è stato demandato al pubblico che doveva capire o interessarsi da solo su cosa ci fosse in programma in quel momento, spesso con enormi difficoltà. È mancata quella volontà di raccontare l’insieme per concentrarsi sul singolo. Impossibile prenotare per tempo le masterclass o i piccoli show se non eri già a conoscenza in anticipo e il freddo elenco delle aziende presenti non aiutava. L’altro enorme problema (ma questo è tutto di Roma) è una location diventata troppo piccola già alla seconda edizione. Complice il caldo e i corridoi angusti, il Palazzo dei Congressi, seppur architettonicamente molto bello non è adatto a ospitare eventi con questa crescita esponenziale. Problema già noto in precedenza a Roma, ma con cui la futura terza edizione dovrà fare i conti.

Ultima piccola nota dolente è stata – a mio avviso – la mancata volontà (forse voluta) di dare una linea o un focus specifico al tutto. Sarebbe stato bello – ad esempio – riscontrare più attenzione verso i tanti prodotti italiani presenti, molti dei quali relegati in un angusto corridoio di passaggio verso la divertente e colorata zona messicana. Pur capendo che la tequila (sembra) essere di moda e richiamare numerosi avventori (e sponsor), l’idea che in un BarShow italiano non si riesca a promuovere con cura e attenzione le tante piccole aziende che si stanno affacciando in un settore in costante crescita, non dandogli la giusta visibilità e l’attenzione richiesta, lo trovo francamente un po’ povero. I contenuti sono importanti e definiscono la manifestazione e la sua linea di pensiero. Se l’evento diventa solo un elenco di aziende che promuovono se stesse senza una vera guida, alla lunga rischia di finire per annoiare, ma soprattutto non costruisce nulla per il futuro. Una bolla che rischia così di implodere su se stessa.

Detto questo, bisogna anche riconoscere a tutta la banda che siamo solamente alla seconda edizione (la prima fu a ridosso della pandemia) e che sicuramente sapranno come aggiustare il tiro, con in mente pregi e difetti di quest’anno. Non ci resta che attendere il famoso ‘anno che verrà’ per vedere cosa ci riserva il futuro Roma Bar Show.

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Nasce astemio nel 1971 a Roma, ma già alla fine degli anni ’80 si appassiona alla creatività e al buon bere. Frequenta Accademia delle Belle Arti e in contemporanea sviluppa una passione vera e sincera per il Campari e il Gin (in tutte le sue declinazioni). Illustratore, fumettista, mangiatore e creativo. Scrive e collabora con varie testate giornalistiche da anni. Conoscitore delle varie dinamiche del food&beverage, ha sempre fame e sete.